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Preferisci leggere o...ascoltare?

Audiolibri: evoluzione naturale dell’ascolto o semplice alternativa alla lettura?

Dai racconti attorno al fuoco alla voce di uno speaker nelle cuffie, ascoltare storie è parte della nostra natura. Negli ultimi anni, grazie a piattaforme come Audible e Storytel, gli audiolibri hanno finalmente trovato spazio anche in Italia, trasformando il nostro modo di fruire i contenuti. In questo articolo condivido il mio percorso personale, da amante della radio a grande ascoltatore di audiolibri, e alcune riflessioni sul perché ascoltare un libro sia un’esperienza profondamente diversa – e altrettanto affascinante – rispetto al leggerlo.

Introduzione

Da tempo ormai sono passato ad associare l’ascolto di audiolibri alla classica lettura di un libro stampato o online. Da sempre amante della radio “parlata” inizialmente mi sono avvicinato ai podcast, di cui sono diventato grande ascoltatore, per poi scoprire gli audiolibri. L'effetto è stato travolgente, amore a primo ascolto, e da allora non ho più smesso.

Ma fino a qualche anno fa, poter trovare quantità e qualità di audiolibri in modo semplice e diretto era piuttosto difficile se non ti “accontentavi” di ascoltarli in un’altra lingua, riferendomi per altra lingua all’inglese o allo spagnolo, che sono abbastanza diffuse da aver sviluppato (già allora intendo) un vero e proprio mercato in un settore ancora non massificato.

Faccio una dovuta precisazione...ascoltare in lingua originale è un’esperienza favolosa che adoro e non certo una cosa di cui accontentarsi. Purtroppo il mio livello di inglese spesso mi porta a perdere quelle sfumature di significati, quelle ricchezze di linguaggio che rendono meravigliosa un’esperienza artistica.

Per fare una metafora ascoltare un libro in una lingua che non padroneggi al 100% è come entrare agli Uffizi con gli occhiali un po’ appannati.

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Offerta sul mercato

Già cinque anni fa si trovavano, quindi, tanti audiolibri in lingua inglese o spagnola ma pochi in italiano. Inoltre quelli in italiano che si trovavano erano principalmente:

  • i grandi classici ascoltabili gratuitamente tramite i podcast della Rai o di altre emittenti o siti dedicati
  • audiolibri rivolti all’apprendimento di tecniche di auto-miglioramento

entrambi canali forse interessanti per un po’ ma limitanti per un’esperienza completa. In alternativa si poteva trovare in vendita qualche audiolibro di un’opera molto diffusa (leggi best seller) il cui autore, o la cui casa editrice, aveva una sensibilità specifica sull’argomento con il limite però della difficoltà di reperimento e della “barriera” alla fruizione, dovendo passare sempre per la registrazione nel sito di vendita e per il successivo acquisto, lo scaricamento del file, il lettore adatto ad ascoltarlo, la mancanza di segnalibri, ecc...


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Finalmente il mercato degli audiolibri ha cominciato a crescere anche in Italia e sono arrivate varie offerte anche di tipo “flat” con app dedicate che rendono l’esperienza sensazionale, a mio avviso molto più profonda, rilassante e coinvolgente rispetto alla lettura. Mi riferisco in particolare a Audible di Amazon e a Storytel. Le ho provate entrambe e le ho trovate ottime ma sono felicemente abbonato a Storytel che tra l’altro è europea ;) (se posso finanzio volentieri le aziende europee).

Riflessioni

Fatta questa premessa, doverosa, posso condividere gli aspetti peculiari che mi hanno portato a questa breve serie di riflessioni.

Come mi faceva notare un amico, che si occupa di psicologia aziendale, ma che è anche un grande antropologo (ad honorem), a livello di esseri senzienti abbiamo iniziato ad ascoltare racconti dagli albori della nostra trasformazione in specie che usa il linguaggio come strumento evolutivo.

antropologia

Possiamo immaginarci che già prima di diventare stanziali, abitare in villaggi e mettere le basi di quello che oggi concepiamo come civiltà, i nostri antenati si trovassero la notte intorno ad un fuoco sotto le stelle e condividessero racconti, quegli stessi racconti (narrazioni) che secondo Yuval Noah Harari hanno contribuito a creare le identità che ci permettono di cooperare e di sviluppare la cultura anziché restare isolati in piccoli gruppi di cacciatori raccoglitori.

Quelle parole intorno al fuoco, come quelle degli audiolibri di oggi, entravano tramite un organo di senso diverso rispetto alle parole scritte in un libro. Stesso messaggio, identico significato, ma due canali di ricezione differenti.


Diverse porte d'ingresso non solo danno diverso spessore alla comunicazione ma arricchiscono o privano di significato i messaggi lasciando al nostro cervello la possibilità di aggiungere dettagli.

Quello che voglio dire è che ascoltare un audiolibro è un'esperienza completamente diversa da quella di leggere lo stesso libro. Da un lato è più rilassante perché, grazie al lettore con il suo tono della voce, le sue pause, gli accenti, il timbro e il volume permette al nostro cervello di lasciarsi guidare fornendo molti più stimoli. Dall'altro lato limita la nostra possibilità di creare i dettagli, di dare profondità intima.

Leggere un libro è qualcosa di più personale, è un'attività in cui c'è più creazione, più interpretazione da parte nostra. Inoltre leggere è molto più difficile perché non siamo allenati a farlo, a livello di specie intendo, essendo un'attività che padroneggiamo da poche migliaia di anni contro le centinaia di migliaia di abitudine all'ascolto.

Spesso acquisto un libro per leggerlo e una volta finito me lo ascolto trovandoci nuovi e diversi significati, a volte faccio l'opposto. Anche se amo entrambe le esperienze trovo sempre più tempo per ascoltare e sempre meno per leggere. Probabilmente è uno dei tanti effetti dell'era del multitasking...ascolto in auto andando a trovare un cliente, in treno durante un viaggio, aspettando un amico al bar, mentre pranzo da solo al ristorante sotto al mio ufficio, di notte con la luce spenta mentre mi addormento cullato dalla voce virtuale del mio smartphone.





Domande frequenti

  • 23 Febbraio 2023
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